Il futuro dei Verdi. Idee per l’assemblea nazionale 2013

Cari Amici,

E’ questo un periodo difficile e confuso, contraddittorio e sconcertante per chi assiste (dall’esterno, ma anche dall’interno) ai giochi della politica: eppure, non sempre la politica è quella che si legge sulle prime pagine dei  giornali. A volte è nelle cronache, è fatta di piccoli e solo in apparenza insignificanti passi quotidiani che, l’uno dopo l’altro, portano a piccoli ma significativi risultati. Con molti altri, sto lavorando tanto e spero utilmente per il futuro di Milano. A breve mi riprometto di mandarvi un aggiornamento sulle iniziative e  sui progetti a cui mi sto dedicando.

Esaurita questa premessa, voglio scrivervi qualche riga sull’ambiente, sulla situazione dei Verdi in Italia e su come mi pongo rispetto a dei temi che non possono più restare in secondo piano. La tragedia dell’alluvione in Sardegna è solo l’ultimo capitolo di una storia che si ripete come un drammatico sistema  e che non ci è più consentito affrontare con tardive lacrime di coccodrillo.

Sabato 23 e domenica 24 sarò a Chianciano Terme come delegata per Milano all’Assemblea Nazionale dei Verdi. Non sarà un congresso facile: già ora le polemiche tra candidati e correnti, le ipotesi di alleanze e di accordi, le rivendicazioni e le accuse reciproche stanno esacerbando gli animi: il che appare quasi assurdo se si pensa che stiamo parlando di un piccolo partito che nelle elezioni nazionali degli ultimi anni non è più arrivato a prendere nemmeno l’1% dei voti.

Eppure, quando mi capita di parlare di sostenibilità ambientale, di qualità della vita, di verde urbano, di riciclo, di inquinamento, di tutela del territorio, tutti si dicono d’accordo. Ma, allora, dove vanno a finire i voti di tanti potenziali ambientalisti?

Come mai i Verdi non hanno più saputo raccogliere consensi? Perché non sanno ispirare fiducia? Perché non danno la sensazione di essere persone serie, preparate e propositive e non solo dei contestatori?

Ho accettato il ruolo di delegata non solo perché eletta a Milano con la lista dei Verdi Ecologisti e Civici, ma anche perché credo sia necessario, oggi più che mai, sostenere e cercare di ridare forza a un movimento ambientalista, o a un Partito Verde, al momento in gravissima crisi: di contenuti, di metodo e di consenso politico. E’ un vero peccato: al contrario, la tutela dell’ambiente dovrebbe essere materia imprescindibile da ogni buona azione di governo; e i Verdi (se forti di un loro consenso) dovrebbero essere sempre presenti in veste di sostegno e di pungolo per ogni parte politica che si trovi a governare.

Andrò a questo appuntamento determinata a fare sentire la mia voce, pur sapendo che forse sarà una voce fuori dal coro: perché dirò come, a mio parere,  il fallimento dei movimenti ambientalisti in Italia sia stato determinato, oltre che da annose faide interne che hanno prodotto lo sfilacciamento di un movimento che dovrebbe essere coeso e attivo sul territorio, oltre che dalla mancanza di unità d’intenti fra le tante forze che in Italia si impegnano per la tutela dell’ambiente, dal non aver saputo  essere  un movimento concretamente propositivo, ma solo e sempre “contro”: dalla mancanza, cioè, di quel sorriso che sta nel mezzo del sole che ride, simbolo dei Verdi di tutta Europa.

Non è con il livore, né con il vittimismo, né con la rabbia di chi si sente inascoltato che riusciremo a farci ascoltare da chi governa; e neppure seminando discordia tra persone che dovrebbero essere guidate solo da un progetto comune. Ben altro dovrebbe essere il ruolo, e il metodo, dei Verdi: quello di sapere raccogliere le tante istanze che oggi confluiscono disordinatamente e senza connessioni nel M5S o in SEL o nei Radicali o nel PD e perfino nel PDL; quello di essere credibili, concreti e attivi, presenti in ogni luogo della penisola dove vi siano situazioni critiche: richieste di bonifiche, di valorizzazione di aree, di interventi a tutela di terreni e fiumi, di difesa dall’inquinamento, di una migliore qualità di vita nei centri urbani, e via dicendo.

Se il movimento ambientalista saprà diventare un movimento realmente trasversale e aperto al confronto politico, poco ideologico ma molto pratico, fermo sulle sue  posizioni, ma disponibile al dialogo quando si tratta di trovare un sistema per metterle in pratica, organizzato e unito, disposto a dare il proprio contributo a chi si dimostrerà realmente intenzionato a riceverlo (senza lasciarsi limitare da sterili posizioni di dottrina): allora otterrà il riconoscimento, e la forza, di un elettorato che si identificherà finalmente con fiducia nella giustezza delle sue battaglie.

Allora non sarà più necessario cercare alleanze perdenti con improbabili liste elettorali che si formano in vista delle elezioni e che mettono insieme persone e idee incompatibili tra loro, ma spesso unite dal comune intento di acchiappare un improbabile posto al sole nella politica.

In questi anni, faticosi ma entusiasmanti, ho raggiunto alcuni piccoli traguardi che vanno nella direzione di una maggiore tutela dell’ambiente nelle nostre città. Sono cose che riguardano gli spazi urbani, il paesaggio, la biodiversità, il riutilizzo di immobili degradati, la condivisione del verde. Ma nelle mie battaglie non ho quasi mai avuto la percezione di essere sostenuta da un partito, o movimento, che trasformasse singole iniziative in progetti più allargati, che sapesse convertire, anche in termini di comunicazione, eventi sporadici in programmi politici applicabili a tante realtà urbane della nostra penisola.

Andrò a  Chianciano per ascoltare e per parlare di questo. E non risparmierò le mie critiche, perché sono sicura che solo ricominciando con nuovo spirito l’ecologismo italiano potrà diventare espressione di quello che tanti di noi sentono essere come una delle nostre primarie necessità: la difesa del nostro ambiente.

Un caro saluto.

Elena Grandi

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